Il compagno segreto
La crisi finanziaria mondiale, lo scontro generazionale, il simbolismo identitario della razza, il tema del ricambio come messaggio redentivo dopo anni considerati oscuri, bellicosi, angosciosi, tutto questo ha apparentemente messo in disparte la questione dell’aborto nelle elezioni americane.

Tuttavia Obama si è comportato per certi aspetti, e probabilmente non solo per opportunismo e strategia del consenso, come un leader cristiano. Il Gospel nero della sua chiesa, la Unity Church di Chicago, anche con i suoi pastori “pazzi”, era presente nei suoi discorsi sulla famiglia e la responsabilità dei padri, nel giudizio in un certo senso “scandaloso” sulle nozze gay (“Sono contro perché sono cristiano”), e circolava come una buona promessa a lato del cattivo raccolto politico del legislatore dalla cultura convenzionalmente moderna e conformista.
E’ immaginabile, nonostante la straordinaria forza di impatto pro life della fantastica famiglia di Sarah Palin, e il fuoco vivo prodotto nei suoi comizi dall’evocazione dei diritti d’amore dei bambini Down destinati all’estinzione per selezione eugenetica, che una parte non secondaria del voto cristiano evangelico e cattolico si sia indirizzata sul predicatore nero che vuole unire la nazione e cambiare il futuro nella speranza, nonostante quel compagno segreto nella stiva che è l’aborto. Gli otto anni di politica pro life splendidamente eseguita da George W. Bush e il riequilibrio della Corte suprema con le nomine di John Roberts e Samuel Alito hanno dimostrato che muovere qualcosa in quel campo minato, senza saltare sulla mina, è possibile.
Ma Obama ha cattive referenze anche in tema giuridico, pensa che la “simpatia” verso le minoranze e la compassione per i deboli (bambino non nato escluso, come sempre) debbano guidare la scelta dei giudici, quando è ovvio che è il rispetto della Costituzione e la capacità di fare giustizia quel che conta in una visione non fanatica, non politicizzata, della legge. Brutta anche la circostanza, possibile, di un Congresso in cui i democratici non trovino opposizione efficiente. Le cose, insomma, non sono messe bene per chi crede che l’aborto moralmente indifferente sia la radice del malessere occidentale. Ma nel sistema delle libertà americane chiudere nel nullismo la partita della vita umana (“life, liberty and the pursuit of happiness”) è impossibile per chiunque.